IL CULTO DELLA VERGINE MARIA
Non si può dire che il Culto di Maria sia solo dei cattolici, perché con sfumature diverse altre Confessioni accettano il concetto che Maria della Casa di Davide, in quanto Madre di Cristo non può essere considerata alla stessa stregua di una comune donna madre.
La dottrina Cristiana professa la Sua verginità e ciò in ossequio alle Scritture Sacre: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele; Egli mangerà panna e miele, finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene». (Is 7, 14-15)
Queste parole profetiche furono scritte settecento anni prima della venuta di Cristo, da uno dei più grandi profeti e scrittori della Bibbia. Il Vangelo di San Matteo è ugualmente esplicito; «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria essendo promessa sposa a Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». (Mt 1, 18)
Lo stesso dice il Vangelo di San Luca: «Nel sesto mese l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria... non temere Maria disse l'Angelo Gabriele... ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù ... ». (Lc 1, 27‑31)
Ciò che resta inspiegabile è l'atteggiamento di tutte le Chiese Protestanti che rifiutano il culto per una donna che in verginità concepisce un figlio, fatto che è stato sancito dallo stesso Vangelo da cui prendono origine tutti i motivi della fede.
Il culto di Maria deve inquadrarsi nella logica del mondo della devozione, che accetta il valore di Colei che prescelta fra le donne, dette la vita al Figlio della luce Gesù Cristo, l'uomo Dio.
Le vicende del periodo della venuta di Cristo, incontrovertibili e d'altronde mai messe in dubbio, ci hanno dimostrato che uomini assai illustri concessero credo e riscontro al racconto storico, per cui ogni nostro atteggiamento non può non uniformarsi a questa realtà soprannaturale, che la profezia di Isaia e la testimonianza di Matteo e Luca hanno reso sempre attuale, non solo per ciò che si riferisce alla verginità della donna (Is 7, 15), ma alla Passione e Resurrezione di Cristo.
Va detto comunque che il culto dei cattolici verso la Madre di Dio, non è adorazione ma semplicemente buona devozione, verso quell'Essere destinato a ricevere il potere risolutore dell'amore dello Spirito Santo, generando il Figlio di Dio nell'adempimento profetico della Rivelazione.
Nella funzione umana del suo corpo resta inconfondibile una destinazione tutta propria, intesa ad interpretare un ruolo illuminato nella storia dell'umanità, per essere stata scelta a divenire la Madre del Redentore, il quale si proclama Figlio di Dio.
È innegabile che Maria della Casa di Davide fu chiamata a rivestire in terra un ruolo non comune, e non comune è il suo mandato in cielo, per cui la devozione che tutto il mondo cattolico porta alla Madre di Dio, è non solo la risposta di fede che i cattolici portano al Figlio Gesù, ma anche alla donna madre prescelta dal Padre celeste, a generare in verginità di stato l'uomo Figlio di Dio. D'altronde la preghiera dell'Ave Maria esclude ogni addebito di adorazione, per assumere il carattere di mediatrice d'amore e di grazia.
Nel disegno di Dio c'è una donna, da cui doveva nascere il Redentore. La storia ci dice che questa donna è Maria della Casa di Davide, il culto di Maria da parte dei cattolici quindi deve inquadrarsi nella natura numinosa della nascita di Cristo, per lasciarlo scorrere sempre sullo stesso canale, per il conforto che i fatti ammettono alla propria sostanza di fede. La devozione che il mondo cattolico porta a Maria della Casa di Davide, di per sé esclude ogni accostamento all'adorazione.
Se così non fosse la religione cattolica non sarebbe più monoteista ma politeista e su questa posizione riteniamo tutti di essere convinti. Se si esamina la preghiera dell'Ave Maria, in essa non si riscontra nulla che possa fare pensare ad una seconda divinità da porsi o contrapporsi a Dio, perché l'Ave Maria è una preghiera di esortazione, che viene rivolta alla Madre di Dio.
Fuori da ogni considerazione dottrinale che lasciamo alla sede competente, la devozione verso Maria si manifesta come derivata della coscienza religiosa del cristiano cattolico.
Lungi da ogni considerazione politeista, la devozione a Maria rappresenta solo un punto di partenza e non di arrivo della fede, così come lo sono le partecipazioni personali ai riti religiosi, nei quali solo l'accostamento ai valori più significativi della fede, rendono produttivi come lo può essere la confessione o la partecipazione Eucaristica come coalessenza di fede, che nella "pronunzia" meditata della transustanziazione di Cristo, trova in grazia la sua più intima consacrazione devozionale.
Se è vero che la salvezza si acquista per fede è anche vero che la fede si matura solo nell'amore partecipativo a ciò che costituisce coalessenza di fede.
La maternità di Maria, onorata dal fermento dell'amore di Dio, per il suo popolo, concedette al mondo il supremo olocausto che l'anno 33 d. C. doveva iscrivere. Ciò che la natura concedeva alle altre donne, a Lei veniva concesso dall'ubbidienza alla Parola di Dio come Ancella del Signore, che aveva guardato all'umiltà della Sua serva.
Grande era la gioia di Maria che all'annunzio dell'Angelo, volle festeggiare la sua maternità con la preghiera della fedeltà portata nell'ubbidienza e all'adorazione a Dio. Così come canta Dante Alighieri, un figlio del mondo che il lume della mente ha portato alla fama terrena e celeste, portando lo spirito del suo corpo attraverso il mondo dei trapassati e chiudendo il suo grande Inno di gloria a Dio e al Suo mondo santo.
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
Tu se' colei che l'umana natura,
nobilitasti si, che 'l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo nell'etterna pace,
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face,
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre,
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate1.
Questa libera sintesi che apre il cuore alla lode di Maria è anche l'omaggio del mondo legato alla Sua devozione alla quale il poeta sembra particolarmente legato e profondamente compreso, da esprimersi così: Siamo stati tentati di lasciare al lettore la gioia di scoprire da solo la stupenda bellezza di un Canto alla Vergine, che il mondo terreno lo ricorda come la preghiera alla Vergine e che San Bernardo aveva illuminato in una sua pagina stupenda, dalla quale il nostro poeta certamente trasse l'ispirazione.
Appare utile portare il nostro impegno a dare di questa prima parte di preghiera alcuni valori che il mondo della cultura ha diffuso e che ci viene offerto dalla prima lettura, nella quale la "Vergine Madre" ci appare già soffusa di piena luce, che scioglie l'arcano di una madre vergine.
Dalle prime parole s'intravedono già gli attributi di una figura sublime nella sua luce e nella sua virtù. L'eccezionalità della figura di Maria si stacca dalle nude parole, per divenire figura viva e palpitante, che nel suo ruolo di Mediatrice di grazia, raccoglie il disegno divino di cui è costruttrice e portatrice allo stesso istante, cogliendo nel rigore della sua fede l'apprezzamento della sua anima, come ebbe a dire Luca (Lc 1, 46-49) nel Magnificat... Grandi cose ha fatto in me il Signore, che ha rivolto i suoi sguardi all'umiltà della sua serva...
L'eccezionalità di questa "donna" elevata al rango di Madre di Dio rivela, oggi più che mai, la maestà dei suoi meriti eccezionali, che ne rivelano la sua misteriosa natura predisposta al disegno divino e sottratta al peccato originale.
Seguendo il Mistero della Trinità, troviamo quello della Verginità di Maria elevata alla dignitaria posizione di Madre di Dio nella Verginità feconda del suo stato, sottratto al contatto della materia.
Il testo da noi riportato si riferisce alle lodi che il poeta esalta, in un contesto vigoroso di parole e immagini che ci portano al concetto della Predestinazione, dell'Incarnazione e della Redenzione, mentre la grandezza di Maria che nitidamente si distacca dalla realtà mistica della sua persona, la vediamo vivificata nei primi versi nei quali, sotto due opposti aspetti della Sua infinita Virtù, traspare il calore della carità "meridiana face" e la freschezza della speranza, rappresentata dalla "fontana vivace".
Essa quindi appare instancabile e necessaria intermediaria fra Gesù e l'umanità e nello stesso tempo il simbolo vivente dell'amore divino, che si traduce in ardore mistico per i beati e speranza di salvezza eterna per i viventi.
L'intercessione universale di Maria, di cui San Bernardo fu gioioso portatore, sublima la devozione del Santo che nei suoi scritti innografi medievali affermava l'universalità di Maria della quale il Verbo ha preso carne e quindi da Lei ha avuto inizio la Redenzione, nonché ogni grazia che l'uomo chiederà a Gesù per sé e per la salvezza del mondo.
D'altronde anche Dante attribuisce la sua salvezza all'intercessione di Maria "mandando Lucia a soccorrerlo", che nella Sua infinita compassione porta soccorso e chi si trova in difficoltà mitigando la giustizia divina che non si "frange".
Donna è gentil nel ciel che si compiange
di questo impedimento ov'io ti mando,
sì che duro giudicio là su frange.2
Con la preghiera alla Vergine ogni culto che si porta alla mente di Maria, valorizza l'amore con la qualità della sua devozione a Gesù al quale tutto porta e dal quale tutto riceve.
Maria è il più grande porto del cielo dove ogni vela si dirige per trovare il suo approdo più qualificato e più redditizio. Il poeta porta verità alla Santità di Maria, che aduna in sé tutta la carità devozionale che la Madre di Dio può portare a Suo Figlio, che non libera carità se non è portata alla mente di Maria, buona Madre e Figlia caritatevole.
Ogni approdo al suo cuore è un rifugio sicuro nel quale ogni invocazione che porta verità, trova l'amore della carità e il dono della Sua protezione.
Alla mente di Maria tutto si porta con buona affezione che non può non accompagnarsi alla richiesta di aiuto che la fede chiama al soccorso di Lei, depositaria di ogni sana virtù e di potere sul mondo, che il Paradiso copiosamente accoglie, in festosa adunanza di fede e di fedeltà, portata alla purezza adamantina del Suo cuore, che neanche il più puro diamante gli si può accostare.
Maria è la devozione di tutto il cielo, che porta il Suo taumaturgico potere, non tanto diverso da quello di cui è dotato Gesù.
Portare a Maria il proprio cuore vuol dire portare asilo sicuro alla propria anima, che nella sua più degna cornice, porta al Suo cuore il segno della più profonda devozione.
La medianità di Maria è assai ricercata in cielo come lo è in terra, qualificando la propria preghiera con la sostanza del Suo fervore a Gesù che non porta peccato originale, e che toglie all'uomo solo attraverso il Battesimo, necessario per un libero accesso in Paradiso.
Questo mondo che la virtù Mariana custodisce in Paradiso, invita la nostra mente a tesorizzare la propria fede con il concorso di Maria, che nel suo immenso potere medianico e taumaturgico si presenta a noi come l'anello d'oro che unisce il mondo di Gesù con il mondo terreno. A Maria sono state affidate le cure del mondo del Paradiso nel quale Gesù trova il maggiore soccorso, e per quello che ci è dato credere il mondo femminile è normalmente più numeroso del mondo maschile in Paradiso.
La pastorale di Maria è solo amabilità e rispetto che porta al Cuore di Gesù, che valorizza il suo stato con il supporto del suo taumaturgico potere che è solo medianità tra la sua Divina persona e il Padre celeste che ne illumina il valore.
1 La Divina Commedia Fratelli Fabbri Editori Milano Paradiso Canto XXXIII° versetti 1, 21 pagg. 519, 520
2 La Divina Commedia Fratelli Fabbri Editori Milano Inferno Canto II° versetti 94, 96 pag. 36
La dottrina Cristiana professa la Sua verginità e ciò in ossequio alle Scritture Sacre: «Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un figlio, che chiamerà Emmanuele; Egli mangerà panna e miele, finché non imparerà a rigettare il male e a scegliere il bene». (Is 7, 14-15)
Queste parole profetiche furono scritte settecento anni prima della venuta di Cristo, da uno dei più grandi profeti e scrittori della Bibbia. Il Vangelo di San Matteo è ugualmente esplicito; «Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria essendo promessa sposa a Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo». (Mt 1, 18)
Lo stesso dice il Vangelo di San Luca: «Nel sesto mese l'Angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea chiamata Nazareth a una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria... non temere Maria disse l'Angelo Gabriele... ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù ... ». (Lc 1, 27‑31)
Ciò che resta inspiegabile è l'atteggiamento di tutte le Chiese Protestanti che rifiutano il culto per una donna che in verginità concepisce un figlio, fatto che è stato sancito dallo stesso Vangelo da cui prendono origine tutti i motivi della fede.
Il culto di Maria deve inquadrarsi nella logica del mondo della devozione, che accetta il valore di Colei che prescelta fra le donne, dette la vita al Figlio della luce Gesù Cristo, l'uomo Dio.
Le vicende del periodo della venuta di Cristo, incontrovertibili e d'altronde mai messe in dubbio, ci hanno dimostrato che uomini assai illustri concessero credo e riscontro al racconto storico, per cui ogni nostro atteggiamento non può non uniformarsi a questa realtà soprannaturale, che la profezia di Isaia e la testimonianza di Matteo e Luca hanno reso sempre attuale, non solo per ciò che si riferisce alla verginità della donna (Is 7, 15), ma alla Passione e Resurrezione di Cristo.
Va detto comunque che il culto dei cattolici verso la Madre di Dio, non è adorazione ma semplicemente buona devozione, verso quell'Essere destinato a ricevere il potere risolutore dell'amore dello Spirito Santo, generando il Figlio di Dio nell'adempimento profetico della Rivelazione.
Nella funzione umana del suo corpo resta inconfondibile una destinazione tutta propria, intesa ad interpretare un ruolo illuminato nella storia dell'umanità, per essere stata scelta a divenire la Madre del Redentore, il quale si proclama Figlio di Dio.
È innegabile che Maria della Casa di Davide fu chiamata a rivestire in terra un ruolo non comune, e non comune è il suo mandato in cielo, per cui la devozione che tutto il mondo cattolico porta alla Madre di Dio, è non solo la risposta di fede che i cattolici portano al Figlio Gesù, ma anche alla donna madre prescelta dal Padre celeste, a generare in verginità di stato l'uomo Figlio di Dio. D'altronde la preghiera dell'Ave Maria esclude ogni addebito di adorazione, per assumere il carattere di mediatrice d'amore e di grazia.
Nel disegno di Dio c'è una donna, da cui doveva nascere il Redentore. La storia ci dice che questa donna è Maria della Casa di Davide, il culto di Maria da parte dei cattolici quindi deve inquadrarsi nella natura numinosa della nascita di Cristo, per lasciarlo scorrere sempre sullo stesso canale, per il conforto che i fatti ammettono alla propria sostanza di fede. La devozione che il mondo cattolico porta a Maria della Casa di Davide, di per sé esclude ogni accostamento all'adorazione.
Se così non fosse la religione cattolica non sarebbe più monoteista ma politeista e su questa posizione riteniamo tutti di essere convinti. Se si esamina la preghiera dell'Ave Maria, in essa non si riscontra nulla che possa fare pensare ad una seconda divinità da porsi o contrapporsi a Dio, perché l'Ave Maria è una preghiera di esortazione, che viene rivolta alla Madre di Dio.
Fuori da ogni considerazione dottrinale che lasciamo alla sede competente, la devozione verso Maria si manifesta come derivata della coscienza religiosa del cristiano cattolico.
Lungi da ogni considerazione politeista, la devozione a Maria rappresenta solo un punto di partenza e non di arrivo della fede, così come lo sono le partecipazioni personali ai riti religiosi, nei quali solo l'accostamento ai valori più significativi della fede, rendono produttivi come lo può essere la confessione o la partecipazione Eucaristica come coalessenza di fede, che nella "pronunzia" meditata della transustanziazione di Cristo, trova in grazia la sua più intima consacrazione devozionale.
Se è vero che la salvezza si acquista per fede è anche vero che la fede si matura solo nell'amore partecipativo a ciò che costituisce coalessenza di fede.
La maternità di Maria, onorata dal fermento dell'amore di Dio, per il suo popolo, concedette al mondo il supremo olocausto che l'anno 33 d. C. doveva iscrivere. Ciò che la natura concedeva alle altre donne, a Lei veniva concesso dall'ubbidienza alla Parola di Dio come Ancella del Signore, che aveva guardato all'umiltà della Sua serva.
Grande era la gioia di Maria che all'annunzio dell'Angelo, volle festeggiare la sua maternità con la preghiera della fedeltà portata nell'ubbidienza e all'adorazione a Dio. Così come canta Dante Alighieri, un figlio del mondo che il lume della mente ha portato alla fama terrena e celeste, portando lo spirito del suo corpo attraverso il mondo dei trapassati e chiudendo il suo grande Inno di gloria a Dio e al Suo mondo santo.
Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,
Tu se' colei che l'umana natura,
nobilitasti si, che 'l suo fattore,
non disdegnò di farsi sua fattura.
Nel ventre tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo nell'etterna pace,
così è germinato questo fiore.
Qui se' a noi meridiana face,
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se' di speranza fontana vivace.
Donna, se' tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disianza vuol volar senz'ali.
La tua benignità non pur soccorre,
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.
In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s'aduna
quantunque in creatura è di bontate1.
Questa libera sintesi che apre il cuore alla lode di Maria è anche l'omaggio del mondo legato alla Sua devozione alla quale il poeta sembra particolarmente legato e profondamente compreso, da esprimersi così: Siamo stati tentati di lasciare al lettore la gioia di scoprire da solo la stupenda bellezza di un Canto alla Vergine, che il mondo terreno lo ricorda come la preghiera alla Vergine e che San Bernardo aveva illuminato in una sua pagina stupenda, dalla quale il nostro poeta certamente trasse l'ispirazione.
Appare utile portare il nostro impegno a dare di questa prima parte di preghiera alcuni valori che il mondo della cultura ha diffuso e che ci viene offerto dalla prima lettura, nella quale la "Vergine Madre" ci appare già soffusa di piena luce, che scioglie l'arcano di una madre vergine.
Dalle prime parole s'intravedono già gli attributi di una figura sublime nella sua luce e nella sua virtù. L'eccezionalità della figura di Maria si stacca dalle nude parole, per divenire figura viva e palpitante, che nel suo ruolo di Mediatrice di grazia, raccoglie il disegno divino di cui è costruttrice e portatrice allo stesso istante, cogliendo nel rigore della sua fede l'apprezzamento della sua anima, come ebbe a dire Luca (Lc 1, 46-49) nel Magnificat... Grandi cose ha fatto in me il Signore, che ha rivolto i suoi sguardi all'umiltà della sua serva...
L'eccezionalità di questa "donna" elevata al rango di Madre di Dio rivela, oggi più che mai, la maestà dei suoi meriti eccezionali, che ne rivelano la sua misteriosa natura predisposta al disegno divino e sottratta al peccato originale.
Seguendo il Mistero della Trinità, troviamo quello della Verginità di Maria elevata alla dignitaria posizione di Madre di Dio nella Verginità feconda del suo stato, sottratto al contatto della materia.
Il testo da noi riportato si riferisce alle lodi che il poeta esalta, in un contesto vigoroso di parole e immagini che ci portano al concetto della Predestinazione, dell'Incarnazione e della Redenzione, mentre la grandezza di Maria che nitidamente si distacca dalla realtà mistica della sua persona, la vediamo vivificata nei primi versi nei quali, sotto due opposti aspetti della Sua infinita Virtù, traspare il calore della carità "meridiana face" e la freschezza della speranza, rappresentata dalla "fontana vivace".
Essa quindi appare instancabile e necessaria intermediaria fra Gesù e l'umanità e nello stesso tempo il simbolo vivente dell'amore divino, che si traduce in ardore mistico per i beati e speranza di salvezza eterna per i viventi.
L'intercessione universale di Maria, di cui San Bernardo fu gioioso portatore, sublima la devozione del Santo che nei suoi scritti innografi medievali affermava l'universalità di Maria della quale il Verbo ha preso carne e quindi da Lei ha avuto inizio la Redenzione, nonché ogni grazia che l'uomo chiederà a Gesù per sé e per la salvezza del mondo.
D'altronde anche Dante attribuisce la sua salvezza all'intercessione di Maria "mandando Lucia a soccorrerlo", che nella Sua infinita compassione porta soccorso e chi si trova in difficoltà mitigando la giustizia divina che non si "frange".
Donna è gentil nel ciel che si compiange
di questo impedimento ov'io ti mando,
sì che duro giudicio là su frange.2
Con la preghiera alla Vergine ogni culto che si porta alla mente di Maria, valorizza l'amore con la qualità della sua devozione a Gesù al quale tutto porta e dal quale tutto riceve.
Maria è il più grande porto del cielo dove ogni vela si dirige per trovare il suo approdo più qualificato e più redditizio. Il poeta porta verità alla Santità di Maria, che aduna in sé tutta la carità devozionale che la Madre di Dio può portare a Suo Figlio, che non libera carità se non è portata alla mente di Maria, buona Madre e Figlia caritatevole.
Ogni approdo al suo cuore è un rifugio sicuro nel quale ogni invocazione che porta verità, trova l'amore della carità e il dono della Sua protezione.
Alla mente di Maria tutto si porta con buona affezione che non può non accompagnarsi alla richiesta di aiuto che la fede chiama al soccorso di Lei, depositaria di ogni sana virtù e di potere sul mondo, che il Paradiso copiosamente accoglie, in festosa adunanza di fede e di fedeltà, portata alla purezza adamantina del Suo cuore, che neanche il più puro diamante gli si può accostare.
Maria è la devozione di tutto il cielo, che porta il Suo taumaturgico potere, non tanto diverso da quello di cui è dotato Gesù.
Portare a Maria il proprio cuore vuol dire portare asilo sicuro alla propria anima, che nella sua più degna cornice, porta al Suo cuore il segno della più profonda devozione.
La medianità di Maria è assai ricercata in cielo come lo è in terra, qualificando la propria preghiera con la sostanza del Suo fervore a Gesù che non porta peccato originale, e che toglie all'uomo solo attraverso il Battesimo, necessario per un libero accesso in Paradiso.
Questo mondo che la virtù Mariana custodisce in Paradiso, invita la nostra mente a tesorizzare la propria fede con il concorso di Maria, che nel suo immenso potere medianico e taumaturgico si presenta a noi come l'anello d'oro che unisce il mondo di Gesù con il mondo terreno. A Maria sono state affidate le cure del mondo del Paradiso nel quale Gesù trova il maggiore soccorso, e per quello che ci è dato credere il mondo femminile è normalmente più numeroso del mondo maschile in Paradiso.
La pastorale di Maria è solo amabilità e rispetto che porta al Cuore di Gesù, che valorizza il suo stato con il supporto del suo taumaturgico potere che è solo medianità tra la sua Divina persona e il Padre celeste che ne illumina il valore.
1 La Divina Commedia Fratelli Fabbri Editori Milano Paradiso Canto XXXIII° versetti 1, 21 pagg. 519, 520
2 La Divina Commedia Fratelli Fabbri Editori Milano Inferno Canto II° versetti 94, 96 pag. 36

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